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MISTER HULA HOOP

“Membro del Consiglio 4: cosa stai suggerendo Sidney? Certamente non possiamo permetterci di comprare una quota di controllo.

Sidney J. Mussburger: Non mentre il titolo è così forte. Quanto tempo occorre prima che le azioni crollino?

Membro 2: 30 giorni.

Sidney J. Mussburger: Un mese ... per fare in modo che l'investimento nella blue chip del secolo assomigli ad un biglietto di andata e ritorno sul Titanic.

Board Member 7: giochiamo sul fatto che Hud è morto ...

Membro 4: deprimiamo il titolo...

Membro 5: ... al punto in cui possiamo arrivare50%!

Membro 6: 50 più uno

Membro 5: potrebbe funzionare!

Membro di bordo 4: Funzionerebbe!

Sidney J. Mussburger: Funziona già. Waring Hudsucker è arte astratta su Madison Avenue. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è un nuovo presidente che ispirerà il panico nell'azionista.

Membro di bordo 6: un burattino!

Membro del consiglio 5: un proxy!

Membro del consiglio 2: un pedone!

Sidney J. Mussburger: Certo, certo.  

Tratto da “Mister Hula Hoop” dei fratelli Coen.

È la notte di capodanno. Il tempo si ferma, anche il volo dal 44º piano (senza contare il mezzanino) di Barnes asceso in poco tempo da portalettere a capo di un’azienda di successo si blocca. Un angelo dal cielo gli dà una seconda possibilità: evitare il suicidio per riprende le redini dell'azienda e difendersi dall’accusa di aver copiato il suo prodotto di successo, l’l'hula hoop, e rilanciare i conti e la capacità di far sognare con un nuovo prodotto di successo:  il frisbee.

A ogni inizio anno i mercati ci riprovano, vogliono tornare a sognare. Gli investitori cercano una seconda chance, soprattutto dopo un 2018 che si è sgretolato velocemente sul finale. Risk on sui mercati. Si torna a scommettere sostenuti da quattro buone notizie. L’incontro tra USA e Cina per discutere dei temi commerciali, Il taglio del tasso di riserva obbligatoria per le banche cinesi. I dati sul mercato del lavoro USA migliori del previsto. E infine, l’atteggiamento più morbido emerso dalle dichiarazioni del governatore Fed, Jerome Powell, sul futuro andamento della politica monetaria USA. Nelle prime sedute dell’anno i listini azionari e le principali materie prime hanno messo a segno un  rimbalzo con conseguenti prese di profitto sui titoli governativi, in particolare su Treasury e Bund. Sul fronte politico, entra nella terza settimana lo shutdown USA, mentre sul fronte Brexit la Premier May, che intorno al 15 gennaio riproporrà alla Camera il voto sull’accordo con la UE, ha avvertito che una bocciatura porterebbe il Regno Unito in un territorio inesplorato.

Unica nota stonata, ma forse ampiamente attesa, il profit warning della Apple. Le banche d’affari, dopo due anni di brutte figure, hanno accantonato gli oroscopi. Il 2017 doveva essere l’anno del crollo dopo l’elezione di Trump e il 2018 quello dei tech, robot, auto a guida autonoma e intelligenza artificiale. È successo l’opposto. Questo capodanno i guru della finanza si sono occupati di singoli temi. Apple viene paragonata a Nokia. Sarebbe stato meglio prevederlo prima che il titolo lasciasse sul terreno il 36% in poco più di due mesi. Il gruppo della mela, però, dovrebbe farsene una ragione. Non può andare avanti così. Ha bisogno di un Mister Hula Hoop, un personaggio che dopo Steve Jobs, dopo aver inventato un gioco magico: l’iPhone, continui a far sognare con nuovi prodotti, il frisbee, appunto. Il gruppo con una generazione di cassa di 70-80 miliardi l’anno, posizionata su uno dei settori più tech del momento, ha la possibilità finanziaria e tecnologica per rimettersi in discussione, investire o acquisire società ben posizionate in settori nuovi, rivedere la propria strategia e tirare fuori dal cappello quella magia su cui ormai il mercato non scommette più.

Ma forse le banche d’affari su una cosa hanno ragione. Dopo anni in cui a farla da padrone sono stati i grandi temi macro, la politica, i singoli settori e dunque gli etf, ora hanno intuito un ritorno al mercato che più piace agli operatori specializzati: lo stock picking, selezionare con cura ogni singola equity story. Mettere i Faang tutti nello stesso paniere è un gioco da prime pagine dei giornali, ma ha poco a che fare con la finanza di qualità. I numeri di Netflix di Amazon, non sono gli stessi di Apple. Microsoft, che neppure compare tra le Faang, sta raccontando una storia diversa e ha surclassato Apple come capitalizzazione. Tesla in Borsa va a singhiozzi ma sulle strade amplia le quote di mercato, forse non velocemente come le attese. Ma un conto è un fallimento, un prodotto sbagliato o combattere con una concorrenza più agguerrita, un altro una semplice questione di tempo.

Se in questo inizio di anno, tutti i fattucchieri e maghi entusiasmano con oroscopi da favola, preferiamo essere realisti: il 2019 in Borsa non sarà facile. E questa per noi è una buona notizia, è il mercato dei professionisti perché la selezione farà emergere solo i titoli e le obbligazioni che davvero meritano di stare a galla, di recuperare il terreno perso. Non si farà più di un’erba un fascio come è successo in questi ultimi mesi concentrandosi con l’uso degli etf e penalizzando interi settore come se al loro interno tutte le società fossero uguali. Per rimanere in tema di giochi, la generalizzazione in Borsa l’abbiamo già vista in passato e si è sempre rivelata un boomerang.

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